Come lavoro

Il mio lavoro si focalizza sui pensieri, sulle metacredenze, sui cicli interpersonali sottesi ad uno stato emotivo doloroso, che non sta aiutando la persona.

Dopo una veloce fase di valutazione psicodiagnostica, incomincio insieme all’individuo la ricostruzione del suo modo di funzionare, ascoltando con attenzione le sue narrazioni, tentando di comprendere l’universo di significati che porta con sé, alla ricerca di ciò che è responsabile della sua sofferenza.

Anche la aspettative sul percorso proposto e riguardanti il mio lavoro vengono discusse nei primi incontri, per evitare incomprensioni e spiegare esattamente cosa può essere fatto in seduta.

Ritengo fondamentale la costruzione di una buona alleanza terapeutica finalizzata al raggiungimento di obiettivi condivisi: da subito si lavora per questo, con la promessa che qualsiasi emozione o comportamento che la persona condivide, non sarà mai giudicata.

Definisco sempre lo psicologo come “l’esperto delle tecniche” e il paziente “l’esperto di se stesso”. Per fare un buon lavoro, entrambi necessitano dell’incontro con l’altro.

Ogni obiettivo e ogni tecnica vengono condivisi, esplorati e concordati, al fine di essere certi di stare lavorando in vista dello stesso traguardo. L’assetto relazionale, infatti, è di tipo cooperativo. Per spiegare questo, spesso utilizzo l’immagine di una piccola barca, governata da un timoniere e un prodiere: solamente se i due si impegnano in manovre coerenti la barca andrà dove prestabilito.

Impiego tecniche e strategie provenienti dall’orientamento cognitivo-comportamentale (CBT, REBT, MCT, ACT, tecniche mindfulnes-based, TMI, DBT, etc.), dirette alla comprensione e alla risoluzione del sintomo.

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